J. Tanizaki ( Buone_Notizie_Bologna )

Stravagante, romantico, seducente, misterioso, trasgressivo, Tanizaki seduce il lettore con un’introspezione che si evolve fino al dramma pur conservando i toni fermi , costretti, controllati, tipici della cultura giapponese ma possono anche sorprendere diventando carezzevoli e lievi.
Con le sue storie non certo prive di sensualità ed erotismo decadente, scandaglia virtù e miserie dell’animo umano fino alla radice.
L’ attenzione ossessiva e morbosa come un filo conduttore è su pochi personaggi spesso donne, con le loro gelosie, le loro frustrazioni, le loro complicità, i loro mutamenti interiori sviscerati tra una miriade di sentimenti.
Pochi personaggi ma al lettore bastano e avanzano tanto è ricca la loro vasta gamma di sentimenti e sensazioni sventagliati e amplificati dai loro piccoli passi verso la vita, pochi, ma possono anche diventare infiniti nel ripetersi in continue combinazioni, triangoli amorosi, legami morbosi ed ossessivi, relazioni empatiche con tutte le specie viventi.
Il lettore viene rapito e condotto nel loro tragitto interiore con la curiosità di capirne il mistero nel succedersi delle pagine ma loro spesso si perdono nella loro morbosità.
Se non fosse per i luoghi e i nomi giapponesi a volte i suoi i personaggi sembrano quelli di Dostoevskij e di Flaubert, rivedi Anna karenina, madame Bovary.
Profondo perché attento alle piccole cose, ai dettagli, come nel libro “elogio all’ombra” dove si perde nelle sue infinite sfumature e ne emerge una bellezza che fa venire i brividi, in bilico fra l’equilibrio dei sensi e la luce abbagliante e frastornante, che privilegia la vista a discapito degli altri sensi.
Le atmosfere sono tutte dei giochi d’ombra e di penombra nelle case tradizionali giapponesi, con la sfilza di paraventi e pannelli scorrevoli, ma questo viene quasi violentato ed avvilito dall’avvento della lampadina.
Gli oggetti stanno là proprio per risaltare in quella penombra e perdono il loro fascino con la luce fredda elettrica.
Lo scrittore ci fa vedere come i giapponesi prediligono il silenzio, le pause, lo stallo, l’attesa, l’ abbandono, come abbiano vivi tutti i sensi come i non vedenti, attraverso descrizioni di piccole cose, piccoli piaceri dilatando il tempo nel silenzio ed è così che sorbire il thè in una ciotola di legno laccato provoca un enorme piacere e ha il significato di un gesto di senso e di bellezza.
Unico nel descrivere i piacere persino nell’evacuare ogni mattina in un gabinetto da cui poter ammirare, sempre nella penombra, le meraviglie del paesaggio, percepire le essenze .
Il viaggio che ci fa fare via via che si succedono le pagine è ricco di infinite sfumature persino nel buio a seconda se è in un piccolo ambiente o uno grande, vengono in mente le bottiglie di Morandi.
Per non parlare delle fiamme delle lanterne e dei loro riflessi che evocano quasi il sacro e il magico.
Viene da dire che gli occidentali oggi abbiano invece solo un senso vivo: la vista, svilendo e appiattendo tutti gli altri e che non abbiano più l’udito abituati ad ubriacarsi col rumore soprattutto quando sono soli accendendo tutto quello che li può fare allontanare da sé stessi: televisione, lettore, computer, frullatore, lavatrice, aspirapolvere, mentre sono contemporaneamente sul fisso e il cellulare

 

 

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