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“Il "budo" ( via delle arti marziali )non è il mezzo di abbattere l’avversario, con la forza o con armi micidiali.
Nemmeno intende condurre il mondo alla distruzione con gli armamenti o altri mezzi illegittimi.
Il vero “budo” chiama a mettere ordine nell’energia interna dell’universo , proteggere la pace nel mondo, imitare e nello stesso tempo preservare, ogni cosa della natura nella sua giusta forma. La pratica del “budo” equivale a rafforzare l’amore del “kami” (divinità, in una accezione però non paragonabile a quella occidentale , sia personalizzata che sotto forma di forza soprannaturale, ma la divinità che genera, preserva e nutre tutte le cose della natura, all’interno del proprio corpo e della propria anima ). L’aikido è il vero budo, l’attività dell’amore nell’universo. Esso è il protettore di tutte le cose viventi.
E’ il tramite da cui ogni Christian Louboutin cosa prende vita, trovando il suo posto. E’ la sorgente naturale non solo della vera arte marziale, ma di tutte le cose, di cui permette la crescita e lo sviluppo”.
Ueshiba Morihei

“L’ allenamento e la disciplina comuni a tutte le Vie marziali e culturali richiedono tre livelli di padronanza:
fisica, psicologica e culturale. A livello fisico la padronanza della forma ( kata ) è il fulcro dell’allenamento.
Il maestro fornisce un modello , l’ allievo osserva attentamente e lo ripete innumerevoli volte fino ad aver completamente assorbito la forma. Non vengono dette parole e non vengono date spiegazioni; il peso dell’apprendimento ricade sull’allievo. L’allievo giunto alla completa padronanza della forma viene infine liberato dall’aderire ad essa. Questa liberazione è resa possibile dai cambiamenti psicologici interni che cominciano a prendere forma fin dall’inizio dell’apprendimento. La noiosa , ripetitiva e monotona routine dell’allenamento mette alla prova l’impegno dell’allievo, lo rafforza e ne riduce anche l’ostinazione , ne frena la caparbietà, eliminando le cattive abitudini del corpo e della mente. In questo processo egli , vede emergere la sua vera forza, il suo carattere e le sue potenzialità. La padronanza spirituale è inseparabile da quella psicologica, ma sboccia solo dopo un lungo e intenso periodo di allenamento.:
l’essenza della padronanza spirituale è questa: il proprio “io” diventa il proprio “non io”.
In ogni arte marziale e culturale la libera espressione dell’individuo viene bloccata dal proprio “io”.
nella Via della spada la padronanza da parte dell’allievo della posizione e della forma deve essere così completa da non lasciare aperture (suki )che permettono all’avversario di entrare.
Se si crea un’apertura essa è creata dal proprio “ego”.Si diventa vulnerabili quando ci si ferma a pensare alla vittoria, alla sconfitta, alla tattica, quando si tenta di impressionare l’avversario e lo si disprezza.
Quando la mente si ferma anche per un solo istante, il corpo si gela ed il movimento libero e fluido diviene impossibile.”
Kisshomaru Ueshiba


"L’aikido non ha forme premeditate perchè è lo studio dello spirito"
Morihei Ueshiba



"l'arte della spada consiste nel disinteressarsi sempre della vittoria o della sconfitta, della forza o della debolezza, nel non fare un passo avanti, nè un passo indietro, nel nemico che non vede me,ed in me che non vedo il nemico.Compenetrandosi in quello che era il principio fondamentale,prima ancora delle divisione tra cielo e terra dove neppure yin e yang possono giungere, si raggiunge istantaneamente la padronanza dell'arte."
da "la vera e meravigliosa spada di Tai-a" Takuan

"L’insegnamento dell’aikido parte da uno scioglimento di tutte le tensioni per permettere il riequilibrio di mente e corpo. La coordinazione di mente e corpo, indispensabile per la qualità dei gesti, parte da una particolare consapevolezza del corpo e disciplina del respiro per giungere ad una concentrazione e sensibilità a qualcosa che sta oltre corpo e mente, il “KI”. Da lì nascono il ritmo, l’eleganza dei gesti e una potenza che si può permettere di trattare il nemico con dolcezza, come si farebbe con un bambino. Imparando ad avere mente e corpo in coordinazione, la qualità della vita è superiore ad ogni istante. Tale obiettivo però si ottiene con un profondo e costante allenamento.
Per chi si avvicina al ki-aikido è importante conoscere i principi elaborati e sistematizzati dal Maestro Tohei
che fanno di quest’arte marziale un’autentica via di consapevolezza:
- concentrarsi sul punto nel basso addome
- essere rilassati
- tenere il “peso sotto”
- inviare il ki
L’esposizione di ogni principio non pretende di essere esauriente poiché ogni aspetto può, a sua volta, essere scomposto e indagato sempre più profondamente. In questa breve analisi si dà per scontato che ogni praticante sappia cosa si intende per attenzione, intuizione, relazione, espansione, volume, intensità almeno nella condivisa accezione dei termini. Quanto profondi siano invece i significati connessi ad ogni modalità di espressione menzionata si svela solo col tempo e all’interno di una pratica. L’esplorazione dei principi avviene a diversi livelli: dai più immediati che riguardano la loro prima sperimentazione, ai più profondi che riguardano la conversione di corpo e mente a modelli totalmente nuovi. Difficile “affidarsi” al punto, al rilassamento, al ki e alla gravità rispettandoli e accettando che esistano a prescindere dal nostro intervento. Ancora più difficile è abbandonare la ricerca dell’efficacia a favore di uno stato non concluso. Problematico è non contrastare l’azione, ma accoglierla e dirigerla sapientemente nel rispetto dell’avversario. I principi sono sempre presenti e durante gli anni di pratica vederne le varie sfaccettature, curarne la precisa relazione, ascoltarne le sottili variazioni costituiscono la base per lo studio dell’aikido. Far sì che siano sempre presenti in modo armonico ed equilibrato, in stasi e in movimento, richiede un lungo lavoro sul corpo e sulla mente. L’approfondimento dei principi non si esaurisce mai, pensare di poter mettere un punto segna inevitabilmente la fine dell’apprendimento: la pratica diventa sterile e le potenzialità che ogni principio cela rimangono inespresse. Di solito coloro che non sono interessati alla ricerca dopo qualche tempo abbandonano il tatami. Durante gli anni è necessario conoscere che la pratica diventa più impegnativa: ai risultati immediati ed appariscenti si sostituisce un lavoro più sottile e non immediatamente visibile. I grandi ed ampi movimenti lasciano il posto a coordinazioni sempre più essenziali. La zona individuata nel basso ventre come sede del “punto” diventa più precisa ed infinitamente piccola, Il rilassamento muscolare, la cui percezione è immediata per un principiante lascia il posto ad un lavoro più locale su piccole tensioni che ancora impediscono il fluire del ki. La relazione con “l’altro” nell’espressione della tecnica che nei primi impatti è semplice contrasto e quindi risposta preconcetta, diventa un affascinante lavoro sul primo contatto: quando nasce il contrasto? L’esplorazione costante dell’esperienza diventa il sostegno della pratica; il fascino della ricerca aiuta i praticanti a superare i momenti di frustrazione e quei periodi in cui non si vede più sviluppo.. gli schemi antichi sono troppo interiorizzati e riconosciuti; la loro sostituzione appare impresa ardua, Ogni movimento, anche il più Mulberry outlet uk piccolo, diventa specchio impietoso dello stato mentale con cui si interagisce col mondo e con cui si affrontano gli eventi della vita. Sono le “risposte vincenti” che ognuno ha elaborato per vivere meglio.
Ma si vive veramente meglio quando la modalità di interazione è sempre uguale anche se le occasioni
sono diverse? E’ necessario entrare sempre nelle situazioni nell’unico modo che si conosce ad esempio, contrastando, scappando, subendo o rimanendo inebetiti? L’aikido educa a ricondurre ogni atteggiamento del corpo e della mente ad una domanda, ad un essere aperti sul mondo e ad uno stato iniziale di non sapere; insegna a fluire con gli eventi, che nessuno sceglie e che ognuno si trova ad affrontare."

Franco Bertossa

“Il Ki -Aikido è una creazione del M° Tohei, uno dei principali allievi del fondatore dell’Aikido, Ueshiba Morihei. Esso consiste nella pratica dell’unificazione mente-corpo e parte dal presupposto che i due aspetti che costituiscono un individuo siano profondamente compenetranti. Il corpo che è la parte visibile riflette molto bene gli stati mentali e costituisce la operativa per influire su questi. L’intento della ricerca è far riscoprire ai praticanti uno stato ordinato e sapiente a cui riferirsi in ogni momento della pratica e della vita. In oriente tale stato è chiamato “l’occhio del ciclone”, cioè lo stato di massima calma nel turbinare della tempesta. Per chi si avvicina al Ki-Aikido è importante conoscere i principi elaborati e sistematizzati dal Maestro Tohei che fanno di quest’arte marziale un’ autentica via della consapevolezza.
Carla Coradini

"Il corpo, tutti noi lo abitiamo a tal punto che diventa lo specchio di ciò che siamo. Chi sente di volersi esprimere attraverso il corpo ha la necessità di intraprendere un lavoro profondo che permetta di svestirsi dalla propria individualità che impedisce l'espressione, per arrivare a essere vuoto e avere quindi la possibilità reale di rivestirsi secondo ciò che si vuole trasmettere agli altri. L'aikido dunque come via (do) per sperimentare questo svuotamento fisico e interiore, capace di evidenziare in modo netto dove noi ci concediamo al vuoto e dove invece qualcosa si rifiuta di lasciare andare."
Tiziano Parise

" Non aspiro a dominarmi. Dominarsi significa: voler intervenire in un punto casuale delle infinite irradiazioni della mia esistenza spirituale. Ma se devo tracciare intorno a me tali cerchi, allora lo faccio meglio se non agisco e semplicemente contemplo ammirato l'immane complesso, portandomi via soltanto il rafforzamento che questa visione dà."
"Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza, non diventerà mai vecchio."
Franz Kafka

 

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