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Teatro LIBRO LA CUMPARSITA ed. Europa Aprile 2015

prefazione
Cos’è vero e cos’è falso nella realtà in cui viviamo, la ricerca di senso e di autenticità attraverso il teatro e gli extra comunitari contro la marea di bugie che ci circonda e che ci diciamo.
Il linguaggio della verità a teatro, a volte, ti sembra di afferrarlo con le mani in un personaggio, poi ti sfugge, poi ritorna con un altro personaggio, poi l’afferri ancora in un altro ancora e poi ti scivola fra le mani; sfuggente come la sigaretta di Dora, la protagonista, una sigaretta che non riesce mai ad accendere fino alla fine.
Con tutti quei personaggi alla ricerca di se stessi, attorno a lei e ai cellulari, quando cala il sipario, lo spettatore si sente un po' perplesso perché se non si è ancora chiesto chi è, forse, incomincia a farlo.
Difficile anche per l’autore spiegare l’autenticità piena, definire una identità, come è difficile nella vita.
Difficile anche per gli attori emettere il suono e la vibrazione giusta con le parole non tanto per comunicare idee ma sensazioni.
Di certo è che nel teatro non c’è mai ipocrisia, mai il politicamente corretto, mai la finzioni o il finto perbenismo, l’apparire, lo stress di essere una cosa e mostrarne un'altra.
A teatro persino le frasi svilite e svuotate nella convenzione del quotidiano riacquistano il loro significato originario perché vi si entra dentro col bisturi, si scrutano, si allungano, si dipanano, non sono più di convenienza o di circostanza, ma hanno un’ emozione, un colore, un ritmo, creano atmosfere, dilatano il tempo, ti costringono a pensare di sentire qualcosa e ti veicolano verso la consapevolezza.
A teatro è come guardarsi in uno specchio, si crede di vedersi in una sola immagine e basta un piccolo movimento o respiro o cambio del pensiero del personaggio che appare un’altra immagine, poi due, poi tre, poi tante, ma poi si rompe tutto a prescindere, e, dietro, in un primo momento, nel buio, gli occhi non vedono più nulla, ma si accende un occhione interno:
le cose così come sono, una profonda verità, una sorta di sicurezza nel cambiamento, nella precarietà, nell’incertezza e sorprendentemente anche nella miseria che diventa fascino, curiosità, energia, percezione di senso.
Si percepisce la sensazione che sia tutto in luoghi ben precisi del corpo, lontano dal cervello: il cuore e le viscere.
Dora, la protagonista, una extracomunitaria, senzatetto, insegnante e attrice affermata nel suo paese, colta e povera, per mantenere la sua famiglia in Russia è venuta in Italia con tutte le buone intenzioni di lavorare seriamente, ma poi per lei è stato più facile la via della prostituzione, ha bisogno di troppi soldi per mantenere i suoi figli piccoli.
Chi si mette in contatto con lei si sofferma più a parlare che altro e la tramortiscono con parole svuotate di significato tanto sono stressati, nevrotici e distratti.
Con lei tutto si guarda in faccia, senza fingere, senza ipocrisia, del resto lei viene da una vita in teatro e dalla povertà. . . là dove le cose sono più semplici di quelle che sembrano e si risolvono talvolta con le cose più impensabili come uno shampo per i pidocchi . Una sorta di grillo parlante, quasi immobile, con il suo ascolto, le sue pause, la sua lentezza, i suoi lunghi silenzi. Nello spazio che sa creare per far parlare gli altri si scopre il baratro che c’è dietro le loro abitudini, i pregiudizi, i vizi, le loro distrazioni, le nevrosi. I personaggi che le ruotano attorno, depressi e infelici, forse non lo sanno, ma hanno bisogno proprio di questo, non a caso hanno tutti a che fare col teatro in qualche modo perchè hanno bisogno di esplorazione, indagine, possibilità, autenticità tanto sono costretti a fingere, per sopravvivere e convivere con gli altri nella vita reale,-
Parlando con lei incominciano a farsi delle domande sulla loro identità e sui loro ruoli,viene fuori la paura, la vigliaccheria, la distrazione, il pressapochismo, la superficialità. Lei li ascolta tutti e cerca di aiutarli con una pazienza da certosina, chi glielo fa fare? E' l'umanità, quella che spesso si trova nello scarto.
Dora, venendo dalla gavetta trasmette la forza per mollare le ipocrite resistenze, i pregiudizi, cause di malesseri e scontentezze e insegna a fluire con gli eventi senza resistenze a favore di una verità che porta a una sorta di pace e di tranquillità perché se menti alla coscienza lei poi non ti dà pace nel corpo e nella mente.
Forte di questa sua personalità, la personalità che si forma dalla gavetta dura, tuttavia, la incontriamo anche lei fragile perché anche lei ha bisogno di qualcuno che l’ascolti, ma gli uomini che le capitano, non hanno questo tipo di sensibilità, così la trova in una nuova amica, Margherita, incontrata casualmente in una fermata dell’autobus.
Anche Margherita ha bisogno di ascolto perché è in crisi col marito e trova in Dora una persona sincera che le dà preziosi consigli per il suo matrimonio, per questo troverà per lei un nuovo lavoro decente: la sua vera professione di insegnante,
in cambio Dora farà un dono davvero speciale a lei e un cadeau souvenir per tutta la famiglia.
Quest’incontro sarà per loro un' intesa talmente importante che entrambe guariranno le loro fragilità mettendo in discussione le loro certezze scomode, in cammino verso quel cambiamento che talvolta non si vuole fare per mancanza di coraggio e di paura a lasciare il conosciuto doloroso ma sicuro per lo sconosciuto insicuro ma che fa intravedere almeno la possibilità di ritrovare se stessi.

 

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